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Giovanni Aricò, 9 Feb, 2021

Cosa fare se tuo figlio non vuole studiare? #090

Come convincere i figli a studiare? Cosa fare quando tuo figlio non vuole studiare o prende brutti voti?

Oggi i genitori sono molto più presenti nella vita dei figli, rispetto al passato. Questa è una cosa bellissima ma tale coinvolgimento può anche trasformarsi in controllo.

Ecco alcuni esempi di controllo:

  • Supervisionare in modo ossessivo i compiti, i quaderni, i momenti di studio dei figli;
  • Visitare ogni giorno il registro elettronico;
  • Decidere quando, come e dove i figli devono studiare.

Il risultato? Lotte continue, che fanno aumentare la tensione, che sfocia in linguaggio violento, senso di inadeguatezza e senso di colpa. Molti genitori, che si rivolgono a me, mi raccontano che i figli li fanno impazzire, perché non vogliono studiare, non ascoltano, non vogliono fare niente. 

Così questi genitori sono costretti a gestire ancora di più le questioni scolastiche per loro, continuare a punire, dirgli come e quando fare i compiti. Finché, a un certo punto, sono esausti e mi contattano.

“Non capisce che la scuola è importante.”

“I ragazzi d’oggi sono degli scansafatiche.”

“Ai tempi miei se non studiavo due schiaffoni.”

 “Io non mi sono mai permesso di rispondere così ai miei genitori!”

Che fare? Ne parlo in questa puntata.

06:18″ Studiare è compito dei tuoi figli.

Penso che sia fondamentale cambiare prospettiva sul tema dello studio. 

Quando chiedo ai genitori “di chi è il compito di studiare?”, tutti i genitori sono d’accordo sul fatto che studiare sia compito dei loro figli. Poi però non tutti hanno il coraggio di applicare questo principio fino in fondo e finiscono con il farsi carico di questo compito, togliendolo ai figli.

Definire i compiti e le responsabilità è la base delle relazioni sane. Se io mi sostituisco al compito di un altro, lo svaluto; se vengo sostituito, mi sento svalutato. Una relazione in cui ognuno rispetta i suoi compiti e quelli degli altri è una relazione con confini sani che fa stare bene tutte le persone coinvolte. Puoi vedere i “compiti” di cui parlo anche come “responsabilità”.

C’è un modo semplice per stabilire di chi sia un determinato compito: chiedersi chi sia il destinatario del prodotto della scelta fatta. Quando un figlio sceglie di non studiare, il risultato della decisione non è destinato a te ma a tuo figlio. In questo senso è innegabile che studiare sia un compito dei figli.

10:37″ Quindi un genitore non deve fare niente?

Se vuoi aiutare tuo figlio a studiare devi per prima cosa evitare di intrometterti nel suo compito e devi occuparti dei tuoi. 

La scuola è per un figlio il compito principale per almeno 20 anni della sua vita: occupa quasi la metà della sua vita, tra lezioni e studio. Quando entri nel vortice del “devo farti studiare” stai privando i tuoi figli di qualcosa di molto importante che dà senso alla loro vita.

Quali sono i tuoi compiti? Occuparti delle tue aspettative e incoraggiare i tuoi figli.

12:35″ Le tue aspettative sono… tue.

È tuo compito essere realistico rispetto alle abilità di tuo figlio e non aspettarti che i tuoi figli abbiano per forza gli stessi obiettivi che hai tu. Tu potresti pensare che prendere 10 sia un imperativo, ma i tuoi figli possono pensare che sia uno spreco di energie e possono essere soddisfatti anche di un 6.

Le tue aspettative sono un tuo compito perché il fatto che vengano soddisfatte o meno ha un impatto su di te. I figli non possono avere il compito di soddisfare le tue aspettative, perché sono una creazione della tua mente.

15:06″ L’amore “condizionato”.

Quando le tue aspettative prendono il sopravvento, l’amore verso tuo figlio diventa un amore “condizionato”. La fiducia nei suoi confronti è vincolata a delle clausole, come in banca. La banca si fida a darti i soldi perché dai delle garanzie. Quindi in verità non si fida, si tutela.

Se i bambini e i ragazzi percepiscono che il loro valore è condizionato dai risultati scolastici, ne derivano ansie, paure e rifiuto. Quello che percepiscono è che l’amore nei loro confronti è “a certe condizioni” e a “tasso variabile”, come il mutuo. 

18:01″ I figli hanno bisogno di amore incondizionato.

Al contrario, i figli hanno bisogno di amore incondizionato. Più sono in difficoltà, più hanno bisogno di amore, incoraggiamento e fiducia nelle loro capacità. L’amore incondizionato è una fede cieca nelle capacità di tuo figlio. Vuole dire provare a vedere qualcosa che non sai nemmeno se c’é, come nella fede in Dio.

I figli hanno bisogno che i loro genitori vedano in loro qualcosa che loro stessi ancora non vedono. Se ci pensi, lo hai già fatto. Quando ancora non parlava, provavi a vedere oltre, fiducioso che quel pianto avesse un significato. Quando iniziaci a compiere i primi passi, lasciavi la sua mano per incoraggiarlo e provare da solo o da sola.

21:44″ Perché rifiutano di studiare?

Per i bambini e i ragazzi l’amore condizionato è fonte di ansia da prestazione e paura di non essere più amati. Questo stress a volte può portare al rifiuto: piuttosto che rischiare, mollo e non studio più, ma almeno lo decido io. Non studiare è un tentativo di prendere il controllo.

Se imposti la relazione sulla ricerca della fiducia per non tradire le tue aspettative stai scambiando i tuoi compiti con quelli dei tuoi figli: tu ti fai carico dello studio, tuo figlio si fa carico delle tue aspettative e si ritrova a non dover studiare per sé ma per te.

Ora è più chiaro perché tuo figlio non vuole studiare? 

Perché si sono ribaltati i ruoli e loro si sentono smarriti. Sono stati privati del loro obiettivo e non sanno più perché devono studiare. Inoltre vivono questa dinamica con ansia e paura, perché temono che dai voti dipenda il loro valore e l’amore nei loro confronti. Alcuni decidono di rifiutare questo gioco e preferiscono smettere di studiare.

24:30″ Incoraggiare.

Incoraggiare i tuoi figli significa:

  • mostrare che vanno bene così come sono;
  • insegnare che quello che fanno è separato da quello che sono;
  • fargli sapere che hanno un valore senza giudicarli per le loro caratteristiche.

Incoraggiare aiuta i figli a sentirsi amati e quindi ad amarsi. Li aiuta ad avere fiducia in se stessi e a costruire una sana autostima. 

Incoraggiare non vuol dire premiare. Il premio è rivolto al contenuto, l’incoraggiamento al processo. Il premio è un riconoscimento per un’azione fatta: “hai preso 10, ti darò un premio”. L’incoraggiamento è: “Ti sei davvero impegnato. Ti meriti il tuo 10”.

Premiare è amore condizionato. Incoraggiare è amore incondizionato.

Una dieta di premi e punizioni porta i bambini e i ragazzi a credere che “Io sono ok solo quando gli altri mi dicono che sono ok”. Inoltre insegna loro a evitare gli errori invece imparare dai loro errori. 

27:18″ La scelta giusta è la più difficile. 

Metterti lì e obbligare tuo figlio a studiare, litigare e lottare ogni giorno è molto più facile, per questo la maggior parte dei genitori lo fa. Anche se fa male, è difficile cambiare la strada vecchia con la nuova.

La strada che ti propongo è quella che scelgono in pochissimi, perché ti mette di fronte alla tua impotenza come genitore nel voler far fare a tuo figlio quello che vorresti tu. Ti obbliga a riconoscere il peso delle tue aspettative e l’egoismo che a volte ti spinge e volere che i tuoi figli siano in un certo modo. 

Questa strada è difficile perché dando libertà a tuo figlio, metti in conto la possibilità di sbagliare. È la più rischiosa all’inizio ma darà grandi risultati sul lungo termine, perché è l’unica strada che permette ai figli di imparare qualcosa.

29:58″ Cosa puoi fare?

Come sempre non esiste una formula segreta, ma ecco alcune cose che puoi iniziare a fare.

Sii d’esempio

L’esempio è sempre uno strumento educativo potente. Se vuoi che tuo figlio ritrovi interesse nello studio, inizia a studiare anche tu!

  • Creare un momento nella giornata in cui tutta la famiglia studia o lavora in modo concentrato e silenzioso 
  • Leggere insieme
  • Frequentare dei corsi insieme
  • Frequentare tu stesso dei corsi
Dai valore a loro e non ai voti
  • Se i voti si abbassano, cerca di comprendere le ragioni nascoste (se ci sono). 
  • Sii realistico rispetto alle capacità dei figli. Alcuni ragazzi fanno più fatica di altri nella scuola ma questo non vuol dire che la loro vita sarà un fallimento, e nemmeno che tu sei un fallimento.
  • Metti sempre l’accento sull’importanza di imparare e non sui voti. Ricordati che l’obiettivo della scuola è imparare e non avere buoni voti.
  • Fai sapere ai tuoi figli che lui o lei sono più importanti dei loro voti.
Fai un passo indietro
  • Stai fuori il più possibile dai compiti e se hanno bisogno di aiuto, paga qualcuno per fare ripetizioni (a meno che tu non sia l’unico genitore sulla faccia della terra che riesce a fare i compiti con i figli senza litigare o lottare con loro).
  • Offri il tuo aiuto in certi orari in base ai tuoi impegni, ma lascia che la scuola sia il più possibile una questione tra i tuoi figli e i suoi insegnanti.
  • Se ci sono difficoltà, chiedi di parlare agli insegnanti insieme ai tuoi figli e non al posto loro. Ascolta tutti i punti di vista e, senza saltare a conclusioni, chiedi ai tuoi figli come puoi essergli d’aiuto.
Aldilà dei risultati, inizia a usare frasi come:

“Ti sei davvero sforzato”

“Credo che tu riesca a farcela con…”

“Sei molto bravo/a a risolvere i problemi, sono sicuro/a che riuscirai a capire come risolvere questo.”

“Ti voglio bene in ogni caso.”

“Devi essere davvero orgoglioso di te stesso/a.”

“Hai lavorato duro, te lo meriti.”

La ricetta per crescere

Dividiamo i compiti preparando una torta.

Una torta prevede almeno 3 fasi:

  • Scegliere e pesare gli ingredienti
  • Mescolare l’impasto e informare
  • Decorare la torta

Potete spezzettare in più fasi se la vostra famiglia è più numerosa. Dopodiché assegnate a ognuno il suo compito e non intromettetevi.

Vi regalo una ricetta di una crostata con ricotta e cioccolato.

Pasta frolla

  • 250g farina 00
  • 100g burro (a temperatura ambiente)
  • 100g zucchero
  • 2 tuorli
  • Pizzico sale

Crema ricotta

  • 375g ricotta
  • 25g zucchero a velo
  • 75g cioccolato fondente
  • 1/2 bustina vanillina
  • Pizzico sale

Per decorare alla fine

  • Zucchero a velo
  • Cacao

Preparazione

  • Preparare la frolla. Impastare lo zucchero e il burro a cubetti. Aggiungere la farina setacciata, i tuorli e il sale. Continuare fino a che l’impasto non è omogeneo e si riesce a formare una palla, poi mettere in frigo e lasciare riposare 30 minuti. Se l’impasto si sgretola, aggiungere un pochino di latte.
  • Tritare il cioccolato e mescolarlo alla ricotta con gli altri ingredienti.
  • Dopo 30 minuti dividere la pasta in due parti grossomodo 1/3 e 2/3. Stendere i 2/3 nella teglia e aggiungere la crema di ricotta. Stendere il 1/3 e coprire la torta. 
  • Mettere in forno per 50 minuti a 160°.
  • Fare raffreddare e decorare con zucchero a velo e cacao.
Giovanni Aricò

Giovanni Aricò

Sono Psicologo e Psicoterapeuta e nel 2011 ho iniziato a lavorare con i bambini e gli adolescenti. Oggi aiuto i loro genitori a trasformare le urla in abbracci.

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