Non lasciare che una diagnosi ti fermi dall’educare tuo figlio #151

Tuo figlio sbatte la testa contro il muro, urla per niente, vive nel suo mondo, è strano e non capisci perché e la cosa ti preoccupa, perché temi che sarà così per sempre? Tuo figlio ha ricevuto una diagnosi?

L’ispirazione per questa puntata mi è arrivata da una consulenza che ho fatto l’altro giorno con una coppia di genitori e da un video che ho casualmente visto su YouTube poche ore dopo.

I genitori erano preoccupati dal feedback delle insegnanti della figlia di 8 anni riguardo ad alcuni suo comportamenti, nel quale avevano descritto un “problema di attenzione” e altri “problemi comportamentali”. Esperienza comune a tanti genitori che incontro che si sentono dire da insegnanti e da specialisti nomi di problemi, diagnosi, disturbi di cui giustamente sanno poco o nulla e non vengono loro spiegati adeguatamente, lasciando soli i genitori con mille dubbi e paure.

Il video invece è un video di Immanuel Casto, presidente del MENSA e artista poliedrico, che ha raccontato la sua esperienza di persona “neurodivergente”, soprattutto legata alla sua infanzia e adolescenza vissuta a cavallo tra gli anni 80 e 90, in un mondo in cui c’erano pochissime conoscenze sul funzionamento cerebrale dei bambini e sulle neurodivergenze, e nel quale lui veniva nel migliore dei casi non compreso, nel peggiore preso a bastonate per essere corretto.

Cos’è una neurodivergenza?

Per neurodivergenze si intende dei funzionamenti cosiddetti atipici, nel senso che variano dalla media statistica dei comportamenti di bambini di quell’età. Sono funzionamenti, non malattie che arrivano perché si è fatto o non fatto qualcosa, o per qualche virus, ed essendo funzionamenti non si può guarire. Parlo di condizioni come autismo, adhd, dislessia e altri DSA, ad esempio.

Queste due storie mi hanno colpito perché simili ma anche diverse, figlie di due tempi diversi e di una evoluzione forse scorretta della comprensione dei bambini e dell’educazione.

Perché se ai tempi di Immanuel Casto (e di tanti della mia e della tua generazione) certe cose non si sapevano e si pensava di correggere con l’educazione quello che invece era un funzionamento cerebrale, atipico ma legittimo, oggi con un numero inqualificabile di informazioni in più si tende a rinunciare completamente all’educazione in favore della psichiatrizzazione del funzionamento del bambini.

Se un tempo un bambino disattento veniva punito per la sua disattenzione, oggi viene certificato come “bambino con un problema di attenzione”.

Se un tempo un bambino ansioso veniva umiliato per essere debole, oggi viene diagnosticato con un “disturbo d’ansia”. 

Quindi chi ha ragione?

Il problema è che in entrambi i casi si è perso il focus del discorso. 

Il centro della discussione dovrebbe essere che tutti i bambini hanno diritto ad essere educati. Educati nel senso quasi etimologico di ex-ducere, cioè condurre fuori, far emergere le loro qualità e unicità.

Oggi come ieri, invece, si perde la bussola e invece di accompagnare i bambini nella loro crescita, supportarli e insegnare loro strumenti e competenze che possono aiutarli d esprimere al meglio se stessi come persone si cerca di aggiustarli.

Ieri con l’educazione autoritaria, oggi con la psichiatria.

Chiarisco un punto: io sono psicoterapeuta e non voglio dire che le diagnosi non servano, anzi.

Le diagnosi sono fondamentali per capire come funzionano certi bambini con delle caratteristiche diverse dalla media. Ma è un concetto statistico e clinico. 

La norma non esiste. Non esiste il bambino normale, che segue tutte le tabelle. Ogni bambino è unico e al tempo stesso ogni bambino ha diritto e bisogno di ricevere guida, empatia e comprensione. Questa è l’unica norma. Guida, empatia e comprensione.

Il tuo obiettivo come genitore

Il tuo obiettivo come genitore è quello di aiutare tuo figlio a diventare se stesso, al meglio possibile, accompagnandolo per il primo pezzo di strada che la natura ha deciso di fargli percorrere insieme a te. Perché da solo non può farcela.

I bambini non sono da aggiustare, ma da coltivare.

Per questo faccio questo lavoro, perché penso che i genitori abbiano un ruolo fondamentale in questo processo, e io sono al loro servizio.

Per questo in questo podcast parlo raramente di condizioni specifiche. Non perché non sia importanti, al contrario, ma perché che tuo figlio sia autistico, dislessico, disabile o no, non cambia nulla per quanto riguarda il tuo essere una guida, essere empatico, provare a comprenderlo. 

Poi ci possono essere le particolarità, le specificità, anche i problemi, ma in nessun caso questo può far dimenticare che un bambino ha bisogno di guida, empatia e comprensione.

Questa è l’unica norma

Diffidate da qualsiasi approccio “educativo” o atteggiamento che si dimentica questi punti. Che tratta i bambini come animali da addestrare o come macchine da aggiustare. Che mette al centro l’adulto e la sua fragilità nel non essere seguito come un sovrano assoluto e non il bambino e il suo bisogno di essere amato incondizionatamente.

Diffidate da chi usa una diagnosi per spiegare il comportamento di vostro figlio (suo figlio è iperattivo, per questo non ascolta mai), invece di spiegare una diagnosi, per capire il comportamento di vostro figlio (suo figlio ha una condizione di iperattività, che vuol dire xyz e per questo si comporta così).

Che confonde il verbo essere con il verbo avere, perché un bambino può avere una dislessia, ma non È dislessico, può avere una diagnosi, ma non È la sua diagnosi.

Guida, empatia e comprensione: in quale dei tre aspetti ti senti più bravo con i tuoi figli? Raccontalo nel Villaggio, la nostra community su Telegram.

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