Questo testo è il frutto di un lavoro di un anno scolastico insieme a un giovane compagno di viaggio di 10 anni. Lavorando a partire dai suoi disegni e dalla struttura del racconto del “mito dell’eroe” di Campbell, abbiamo creato questa fantastica storia di amicizia, fragilità e coraggio. Poi con l’aiuto dei compagni di classe abbiamo raccontato questa storia davanti a un microfono. Oggi la diffondo, perché così vuole il narratore della storia, in modo che tutti possano conoscere la storia di Davide e imparare ad essere delle persone generose.

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Capitolo 1

Ciao, sono Davide. Sono un robot. Ho tre anni, ma sono anni robot e valgono sei anni umani. Mi piace la musica rock. Il mio piatto preferito sono i rigatoni al sugo. I miei genitori sono umani. Si chiamano Valeria e Moreno, sono due scienziati. Sono loro che mi hanno creato. Ho un fratello, anche lui è umano. Sono felice con i miei genitori e gioco molto con mio fratello, che si chiama Alberto. Abbiamo anche un cane, è marrone e piccolo, si chiama Bob e ha cinque zampe.

Ogni giorno vado a scuola. A scuola aiuto i bambini umani a studiare. Come me altri robot aiutano i bambini. Tra noi robot siamo tutti amici. Insomma, non tutti. Da poco è arrivata Giulia, una robot femmina, ha sette anni (robot). È brutta e stupida e litighiamo spesso. Non ci stiamo molto simpatici… Ho un grande desiderio: vorrei diventare umano anche io.

Capitolo 2

Il nome della mia città è “Città Grigia”. Abito in via buia, 3. Infatti la città è buia, c’è poca luce. Non ci sono alberi ma è piena di case, strade, centri commerciali. Ci abitano sia umani che robot. L’unica luce che illumina la città è la luce della luna. Per questo la luna è molto importante.

Capitolo 3

Vi devo raccontare una storia. C’è qualcuno che con i suoi poteri e il suo coraggio ci difende e protegge la luna. Questo eroe è Mister Missile. Mister Missile è un robot più saggio è anziano e fortissimo. Ha battuto tanti cattivi con i suoi poteri. Non mi ricordo come facciamo a conoscerci ma siamo molto legati. Mi piacerebbe essere coraggioso come Mister Missile. Oggi Mister Missile è più anziano e debole.

Capitolo 4

Oggi ci siamo svegliati e c’era qualcosa di strano: era tutto buio. Usciamo tutti in strada e ci chiediamo perché. Nessuno lo sa. Di solito la città è illuminata dalla luce della luna ma oggi continua la notte e abbiamo paura. Cosa sarà successo? Ad un certo punto sentiamo uno strano odore di fumo. Ci avviciniamo a tutti. Quello che vediamo è bruttissimo: il corpo di Mister Missile per terra immobile. Mister missile è morto. Siamo tutti molto tristi. Gli umani piangono e ai robot pesce dell’olio dagli occhi. La più triste Giulia, la mia compagna antipatica. Le chiedo come mai e mi rivelo un segreto: era la nipote di Mister missile.

Nessuno capisce cosa è successo. La luce della luna non c’è più, mister missile è morto. Mio padre si avvicina al corpo di mister missile e trovo un biglietto nella sua mano c’è scritto: “guardate nella mia memoria“. Forse lì ci sarà la risposta?

Capitolo 5

Nella memoria di mister missile c’è un video. Nel video si vede cosa è successo. Un mostro con la testa di zucca di Halloween ha rubato la luce della luna. Questo mostro si chiama Mirko. Mister Missile a provato a fermarlo ma non c’è riuscito ed è stato battuto. Mirko è scappato con la luce della luna. Siamo tutti spaventati però nella memoria di Mister Missile non c’è solo il video ma anche una lettera misteriosa.

Caro Davide, tu sei speciale ma ancora non lo sai. Devi recuperare la luce della luna e sconfiggere Mirko. Non avere paura. Mister missile.

Capitolo 6

Ho paura, non so cosa fare. Non voglio partire subito, ma voglio aspettare ancora un po’. Gli altri abitanti vogliono che io vada a sconfiggere il mostro, ma io ho paura. Per fortuna c’è Giulia, la mia amica antipatica e stupida a darmi coraggio. “Verrò con te perché devo vendicare mio zio (cioè Mister Missile)“. Insieme decidiamo di partire verso questa nuova avventura.

Capitolo 7

Decidiamo di prendere una barca. È la prima volta che prendo una barca e vado in mare. Non sappiamo dove andare fa freddo, ma è molto bello. Decidiamo di seguire il vento e la nostra barca va molto lontano. Ad un certo punto vediamo qualcosa. Terra? Non sapevo che ci fosse un altro paese. È un posto strano. Ci sono delle cose marroni alte alte, con sopra attaccate altre cose verdi piccole. Mai visto niente del genere…

Capitolo 8

Per fortuna Giulia ha portato una enciclopedia robot. Così scopriamo che quelle cose si chiamano alberi e le cose verdi sono foglie. Iniziamo a girare questo posto strano. L’aria è buona, c’è una luce molto forte, che non avevamo mai visto. Si chiama Sole, a quanto pare. Da lontano vediamo una città. È fatta di legno e le persone sono felici. Leggiamo un cartello, c’è scritto “Città Verde“. Vediamo che ci sono anche dei robot come noi, sono tutti colorati. All’improvviso, però, veniamo catturati.

Capitolo 9

Ci ha catturato una persona cattiva, ci vuole uccidere. Gli chiediamo perché ma non ci risponde. Lottiamo. Colpisco il cattivo ma lui è forte ma dopo un po’ finalmente cada a terra. L’ho battuto! Come al solito Giulia non ho fatto niente… Stiamo per andare ma il cattivo si rialza. Stavolta Giulia ed io combattiamo insieme e stavolta lo battiamo davvero. Ho imparato a combattere meglio e a fare un’onda energetica ma anche che per vincere bisogna lottare insieme.

Capitolo 10

Camminiamo nel bosco e ad un tratto incontriamo un robot. Ci fermiamo a parlare con lui. È buono ma anche antipatico. È un robot di pietra e vive nella città verde. Facciamo amicizia e gli chiedo di raccontare come si vive qui. Dice che ci sono gli umani, che cacciano i coltivano i robot che costruiscono le case di legno. Lui mi chiede da dove veniamo perché siamo qui. Gli racconto la nostra storia. Gabriele, questo è il nome del robot, ci dice che il mostro è nascosto nel bosco ma che è molto difficile cattura. L’unico modo è usare la sua stessa spada. Ma come possiamo rubarla? Gabriele ci dà un’indicazione. Nel bosco, infatti, c’è un fiore che può aiutarci.

Capitolo 11

Gabriele ci spiega che nel bosco c’è un fiore speciale. Si chiama “fiore della rabbia“. Dentro c’è un veleno che fa andare via la rabbia dalle persone cattive e le fa addormentare. Giulia ed io partiamo alla ricerca del fiore. È difficile trovarlo, lo cerchiamo insieme e a un certo punto vedo il fiore, dentro un cespuglio. Io però non riesco entrare, sono troppo grande ma per fortuna c’è Giulia che è più piccola e riesce a recuperare il fiore. Ora possiamo battere il mostro!

Capitolo 12

Andiamo nella grotta del mosto. Lo spiamo. Sta giocando con dei giocattoli, e ci avviciniamo al frigo, lo apriamo che dentro c’è solo cioccolato! Mettiamo il veleno del fiore della rabbia nel cioccolato. Ci siamo riusciti! All’improvviso però questo si alza e si avvicina al frigo. Dobbiamo nasconderci! Giulia si nasconde nel frigo ma io cado il mostro si avvicina. Sono spacciato ma dal frigo si sente un rumore, il mostro viene distratto e riesco a nascondermi. Apre il frigo ma non vede niente di strano. Il mosto prendo un pezzo di cioccolata, lo mangia e se ne va. Corro ad aprire il frigo e trovo Giulia: mi ha salvato! Ho imparato che si può chiedere aiuto agli amici. Mentre usciamo dal frigo sentiamo un rumore. Il mostro è per terra addormentato. Di fianco a lui la spada.

Capitolo 13

Prendiamo la spada e scappiamo via. Ci nascondiamo nella foresta. Scende la notte e Giulia ed io dobbiamo decidere come fare per combattere con il mostro recuperare la luce della luna. Siamo molto spaventati: chissà se ce la faremo! Rimaniamo tutta la notte nella foresta, per prendere coraggio. All’alba decidiamo di tornare dal mostro, con la spada per combattere. Ci arrampichiamo sul tetto entriamo dal camino…

Capitolo 14

Entriamo dal camino e vediamo che il mostro è sveglio ed è molto arrabbiato. Sta cercando la spada! Giulia ed io ci facciamo coraggio, ci facciamo vedere e gli diciamo “Ridacci la luce della luna!“ Lui risponde “no!“. Continuo “abbiamo la tua spada. Possiamo fare uno scambio!“. Il mostro accetta. Ci dà la luce della luna e noi gli diamo la spada. Però lui è cattivo e quindi ci attacca con la spada. Siamo disarmati e il mosto ci uccide senza pietà.

Capitolo 15

Mi sveglio all’improvviso. È quasi alba. Era solo un incubo! Dobbiamo stare attenti, però. Di nascosto ci avviciniamo ed entriamo in casa. Il mostro è sveglio. Dritto davanti noi vediamo un barattolo luminoso. Eccola, è la luce della luna. L’unico modo per recuperarla è uccidere il mostro. Usciamo allo scoperto e urliamo “ridacci la luce della luna, non hai scampo, abbiamo la tua spada!“. Il mostro ci dice “se mi ridate la spada, io vi restituisco la luce“. Giulia è d’accordo ma io mi ricordo il sogno e non cado nella trappola. Prendo la spada e colpisco il mostro. Lui cade senza vita, Giulia corre a prendere la luce. Ce l’abbiamo fatta! Mister Missile è stato vendicato! Usciamo dalla casa e ci guardiamo negli occhi. Solo in quel momento ci accorgiamo che non siamo più dei robot: siamo diventati umani!

Capitolo 16

Siamo umani! Ma come successo? Proviamo a pensare… Forse è stata la città verde! Stare qui si è trasformato. Ora dobbiamo tornare a casa spiegare tutto ai nostri amici e genitori. Poi dobbiamo anche riportare la luce a casa. Torniamo indietro, col barattolo di luce e la spada per prendere la barca e tornare a casa. Saliamo sulla barca e andiamo in mare. Siamo un po’ felici, non troppo. All’improvviso però ecco che…

Capitolo 17

Il mostro! È ancora vivo! Sta nuotando velocissimo e ci sta per raggiungere! Siamo spaventati, il mostro arriva la barca e inizia tirarci giù. Dobbiamo combattere! Prendo la spada e attacco il mostro. Lo colpisco al collo ma lui è ancora vivo. Allora lo colpisco alla testa e finalmente il mostro muore e annega nel male. Siamo salvi! Mi accorgo che Giulia sta cercando qualcosa. La luce! Il barattolo! È caduto in acqua! Lo abbiamo perso!

Capitolo 18

Guardiamo disperata in acqua ma non vediamo più il barattolo. Come facciamo adesso? Dobbiamo recuperarlo ma come? Dovremmo buttarci in acqua, ma siamo dei robot e se ci bagniamo ci rompiamo. “Aspetta Davide“ mi dice Giulia “adesso siamo umani!“ È vero! Allora posso provare a buttarmi e a cercare la luce. Decidiamo che Giulia rimane sulla barca mentre io prendo coraggio e mi butto. L’acqua è fredda, ho paura, ma devo farlo. Mi immergo e cerco.

Capitolo 19

Sono sott’acqua, ci sono gli squali. Che paura! Non devo farmi mangiare. Non vedo la luce, qua è tutto buio, nuoto. Non la trovo. Ecco! Ecco la luce! Mi avvicino e la trovo sopra una roccia. La prendo in mano e succede una cosa magica… Sono tornato ad essere un robot! Ho capito, devo scegliere: se voglio restare umano devo lasciare la luce; se voglio recuperare la luce allora devo rinunciare ad essere umano ritornare robot. È difficile scegliere ma la luce serve i miei amici e decido di prendere il barattolo. Sono tornato un robot. Sono arrabbiato. L’acqua non piace ai robot.

Capitolo 20

Dopo un lungo viaggio torniamo finalmente a casa. La Città Grigia e buia. Appena sbarcati vediamo i nostri amici robot. Quante cose da raccontare, ma non c’è tempo dobbiamo occuparci della luce! Apro il barattolo e la luce esce fortissima! Una palla durata va ne cielo. Aspetta, ma non è la luna, è il sole! Abbiamo sbagliato baratto! Fa caldo, troppo caldo, la Città Grigia prende fuoco! Scappano tutti, non so più cosa fare. È colpa mia, ho sbagliato barattolo e ora brucia tutto. Alcuni robot iniziano spruzzare acqua, per spegnere le fiamme. Prendo in mano il barattolo e chiudo gli occhi. Il barattolo inizia scaldarsi, forse sto assorbendo la luce e il calore. Inizio sentire caldo e poi prendo fuoco. Ho capito: questo è l’unico modo per salvare tutti. L’ultima cosa a cui penso è la mia città. Brucio, addio.

Capitolo 21

Anno robot 102334

Grazie a quel gesto, Davide ha salvato tutti. Eravamo tutti tristi però: Davide non c’era più. Abbiamo imparato che le persone e anche i robot possono morire. Davide era un robot che pensava per gli altri e ci ha insegnato a essere generosi. Ho deciso di fare come Davide e aiutare i miei amici. Ho raccontato la nostra avventura e ho convinto tutti a trasferirci nella Città Verde. Una volta arrivati abbiamo costruito le case con il legno e anche una nuova scuola per i bambini umani. Abbiamo scelto di darle un nome per non dimenticare il nostro amico: si chiama “scuola Davide“. A tutti bambini raccontiamo la sua storia così anche loro possono imparare ad essere generosi come Davide. Mister Missile lo aveva detto: era proprio un robot speciale.

Giulia